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	<title>#Bachelet #Adinolfi #cattolici #assassiniapiedelibero &#8211; PdF Veneto</title>
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	<description>Il Popolo della Famiglia - Regione Veneto</description>
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		<title>COME BACHELET</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Feb 2025 08:04:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Mario Adinolfi Quando guardo oggi la foto di Vittorio Bachelet lasciato lì, cadavere, in un angolo, ritratto senza neanche l’atto di pietà di un lenzuolo a coprirlo, non riesco a non pensare che io ho esattamente l’età che aveva lui quando è stato colpito, neanche 54 anni. Come lui ho figli, come lui sono [&#8230;]]]></description>
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<div>      <b>di Mario Adinolfi </b><br />      Quando guardo oggi la foto di Vittorio Bachelet lasciato lì,      cadavere, in un angolo, ritratto senza neanche l’atto di pietà di un      lenzuolo a coprirlo, non riesco a non pensare che io ho esattamente      l’età che aveva lui quando è stato colpito, neanche 54 anni. Come      lui ho figli, come lui sono un cattolico impegnato in politica mal      sopportato dalla sinistra più radicale. A differenza sua, io non      rischio la vita, ma per quella palese ostilità quando vado a parlare      in giro per l’Italia vengono schierati a protezione decine di      agenti. Bachelet era senza scorta e per questo venne agevolmente      ucciso dai comunisti combattenti, ma vigliacchi, delle Brigate Rosse      il 12 febbraio 1980 e in tantissimi non sanno chi sia, ne hanno      perso la memoria. Ci sarà per l’anniversario qualche breve cerimonia      pubblica, che nessuno noterà. I suoi assassini si chiamano Anna      Laura Braghetti e Bruno Seghetti, entrambi condannati a più      ergastoli per una serie di assalti cruenti ai cattolici (dalla      strage di via Fani, a quella della sede Dc di piazza Nicosia,      all’assassinio di Moro). Seghetti ha ottenuto la semilibertà già nel      1995. La Braghetti è fuori dal carcere da 25 anni e ha scritto libri      anche con la stragista Francesca Mambro, mentre da quello scritto      con Paola Tavella è stato tratto il film di Bellocchio acclamato a      Venezia al festival Buongiorno, notte. Non esistono libri o film      dedicati invece al sacrificio di Vittorio Bachelet. Provo io a      colmare la lacuna restituendovi le immagini di ciò che accadde. <br />      Il 12 febbraio 1980 la ventiseienne Anna Laura Braghetti sembra una      studentessa come tante quando sale le scale avvicinandosi al      professore che da poco aveva finito la sua lezione in aula Aldo Moro      alla facoltà di Scienze Politiche dell&#8217;università La Sapienza di      Roma. Sembra a tutti, ma non a lui, non al vicepresidente del      Consiglio superiore della magistratura e docente universitario      neanche cinquantaquattrenne, Vittorio Bachelet. Lui capisce subito e      sbianca. La Braghetti gli appoggia la pistola al ventre e spara tre      volte, Bachelet si accascia e rotola dai gradini emettendo un urlo      agghiacciante. Gli si avvicina Bruno Seghetti che si era confuso tra      i ragazzi seguendo addirittura in aula l&#8217;ultima lezione del fu      presidente dell&#8217;Azione Cattolica e consigliere comunale della      Democrazia Cristiana. Spara anche Seghetti, quattro colpi, uno alla      nuca per finirlo. Lo aspettavano a un convegno a mezzogiorno, erano      le 11.50, l&#8217;ultima frase di Bachelet prima di essere colpito fu: &#8220;Io      quasi quasi andrei&#8221;.<br />      Quarantacinque anni sono passati e il ricordo di Bachelet è      scolorito eppure uccidere il vicepresidente del Csm fu un&#8217;impresa      terroristica di altissimo livello, forse seconda per importanza      istituzionale dell&#8217;obiettivo solo al sequestro e all&#8217;uccisione di      Aldo Moro. L&#8217;obiettivo dei terroristi erano i cattolici impegnati in      politica, un mese prima a Palermo era stato ucciso il presidente      democristiano della Regione Sicilia, Piersanti Mattarella. Anna      Laura Braghetti aveva partecipato all&#8217;assalto alla sede della      Democrazia Cristiana di Roma in piazza Nicosia, uccidendo gli agenti      Antonio Mea e Pierino Ollanu. Bruno Seghetti, che aveva già      gambizzato l&#8217;esponente della Dc romana Publio Fiori e il direttore      cattolico del Tg1 Emilio Rossi, sarebbe stato arrestato il 19 maggio      1980 dopo aver ucciso il 49enne assessore democristiano alla Regione      Campania, Pino Amato. Era la mattanza dei cattolici, ma non se ne      conserva memoria, gli stessi cattolici impegnati in politica      faticano a ricordarsene.<br />      Sia Braghetti che Seghetti, peraltro pesantemente coinvolti anche      nel sequestro e assassinio di Aldo Moro, sono stati condannati      all&#8217;ergastolo. Seghetti anche da detenuto ha continuato a      rivendicare la lotta armata organizzando la rivolta del carcere di      Trani e partecipando nel 1987 a un tentativo di evasione da Rebibbia      insieme a Prospero Gallinari, che nel frattempo aveva sposato in      carcere la Braghetti. Per via di questo comportamento esemplare, i      giudici di sorveglianza hanno fatto uscire dal carcere Seghetti nel      1995. Anna Laura Braghetti pubblica libri, dal suo Il Prigioniero      (1998) è stato tratto come ho accennato il film Buongiorno, Notte di      Marco Bellocchio.<br />      Attorno al cadavere di Vittorio Bachelet le prime ad arrivare      furono, come spesso accade, le donne: era con lui l’assistente Rosy      Bindi, poi giunsero la moglie Maria Teresa, la figlia Maria Grazia.      Il figlio Giovanni ai funerali del 14 febbraio 1980 commosse      l&#8217;Italia pregando dall&#8217;altare per gli assassini del padre chiedendo      &#8220;giustizia e non vendetta&#8221;, pronunciando parole di perdono. I due      fratelli sacerdoti di Vittorio ancora oggi raccolgono offerte per      aiutare il reinserimento dei detenuti nella società, inclusi gli ex      terroristi. Molti dei quali si sono ritrovati vicino Reggio Emilia,      curiosamente proprio dove le Brigate Rosse furono fondate, il 19      gennaio 2013 per il funerale di Prospero Gallinari, il marito della      Braghetti. Accanto alla sua bara avvolta in una bandiera rossa con      la falce e martello sono stati proclamati i consueti slogan      (Prospero è vivo e lotta insieme a noi / le sue idee non moriranno      mai) e poi cantata a pugno chiuso l&#8217;Internazionale. Tra i più      vivaci, Seghetti. Non sembravano pentitissimi della loro folle      epopea assassina. <br />      Nessuno di voi che mi legge ricorda il sacrificio o anche solo il      nome di Pino Amato ucciso da Seghetti, nessuno ricorda i nomi degli      agenti della scorta di Aldo Moro della strage di via Fani, meno che      mai quelli dei due agenti uccisi da Anna Laura Braghetti      nell&#8217;assalto alla sede della Democrazia Cristiana di piazza Nicosia      a Roma. Vittorio Bachelet, che sapeva bene di essere un obiettivo      dei terroristi, non volle mai la scorta, non si atteggiava a      Saviano. Come molti cattolici completamente dimenticati, penso al      Direttore Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena il giudice      Girolamo Minervini ucciso un mese dopo il 18 marzo 1980 sull&#8217;autobus      dell&#8217;Atac con cui andava a lavorare, Bachelet non chiese mai la      scorta perché non voleva che nel suo eventuale assassinio ci fossero      coinvolte &#8220;altre vittime giovani e innocenti&#8221;. Questa scelta colpì      Karol Wojtyla, che aveva incontrato molte volte il presidente      dell&#8217;Azione Cattolica dei primi Anni Settanta poi diventato uno dei      vertici istituzionali della Repubblica italiana nell&#8217;avvio del suo      pontificato. Quando San Giovanni Paolo II fu colpito al ventre dai      proiettilii esplosi da Ali Agca il 13 maggio 1981, alla vista del      sangue che inondava la sua veste bianca mormorò: &#8220;Come Bachelet,      come Bachelet&#8230;&#8221;.      </p>
<p>Il sangue versato da Vittorio Bachelet e da molti altri cattolici        come lui purtroppo completamente dimenticati, sia invece sempre        ragione feconda che dia forza al nostro impegno contro le forze        del male che ancora agiscono e pensano, sotto sotto, d&#8217;aver avuto        ragione nell&#8217;aver fatto quello che hanno fatto a tanti innocenti.        E la libertà che abbiamo loro offerto come segno di perdono ha        solo rinfocolato il loro orgoglio e somiglia sempre di più a una        forma esplicita di denegata giustizia. L’assenza di memoria è però        una nostra colpa. Lotto da sempre affinché sia colmata. La foto di        Bachelet ucciso è la foto di un uomo lasciato solo, dalle        istituzioni che non lo hanno protetto e da noi che lo abbiamo        dimenticato. Speriamo che riemerga grazie a questa immagine anche        la voglia di battersi per idee difficili e contrarie alle mode        correnti, mettendo in gioco fino in fondo tutto di noi stessi.</p>
<p>      </p>
</p></div>

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