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	<title>Articoli &#8211; PdF Veneto</title>
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	<description>Il Popolo della Famiglia - Regione Veneto</description>
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	<title>Articoli &#8211; PdF Veneto</title>
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		<title>BUONA FESTA DELLA MAMMA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[devreg@ilpopolodellafamiglia.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 May 2025 10:24:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[#NicolaDiMatteo #FestaDellaMamma]]></category>
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					<description><![CDATA[Buona festa della Mamma, perno fondamentale della famiglia e della nostra società! AUGURI SPECIALI a tutte le nostre mamme e alle mamme del Popolo della Famiglia, mamme che amano la vita, i figli, la famiglia. Nicola Di Matteo, Segretario Nazionale PdF]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="postie-post">
<div>
<p><b>Buona festa della Mamma, perno fondamentale della famiglia e          della nostra società!</b></p>
<p>AUGURI SPECIALI a tutte le nostre mamme e alle mamme del Popolo        della Famiglia, mamme che amano la vita, i figli, la famiglia.</p>
<p>      Nicola Di Matteo, Segretario Nazionale PdF</p>
<p>    </div>

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		<title>FRANCESCHINI, IL BRIGATISTA PRIVO DI RIMPIANTI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[devreg@ilpopolodellafamiglia.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Apr 2025 07:56:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[#brigaterosse #assassini #italia #annidipiombo #impunita]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mario Adinolfi  Alberto Franceschini, fondatore delle Brigate Rosse insieme a Renato Curcio, è morto l’11 aprile scorso ma la notizia è stata resa pubblica solo ieri. La trovate sui giornali di oggi, giornali zeppi di foto e cronache dei funerali del Papa che resteranno nella storia, talmente tante e grondanti di conseguenze sull’attualità del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="postie-post">
<div dir="auto">
<div dir="auto">di Mario Adinolfi </div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Alberto Franceschini, fondatore delle Brigate Rosse insieme a Renato Curcio, è morto l’11 aprile scorso ma la notizia è stata resa pubblica solo ieri. La trovate sui giornali di oggi, giornali zeppi di foto e cronache dei funerali del Papa che resteranno nella storia, talmente tante e grondanti di conseguenze sull’attualità del mondo intero che immaginavo che il povero Franceschini sarebbe stato relegato in una notarella nelle pagine interne. E invece non c’è quotidiano che non pubblichi l’articolone a paginata, corredato di più foto e con pezzi scritti nella tonalità di chi ricorda un nostrano Che Guevara. Sì perché Franceschini è considerato il “brigatista buono”, sempre contrapposto nella pubblicistica al “cattivo” Mario Moretti, contro cui peraltro Franceschini faceva aleggiare accuse di eterodirezione, raccontandolo come una sorta di infiltrato.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">La verità la disse in una frase secca che lo racconta perfettamente: “Porto la responsabilità di aver insanguinato l’Italia”. Ed è andata proprio così. Franceschini ha fondato la più crudele organizzazione terroristica italiana degli Anni Settanta, l’ha indirizzata verso la lotta armata, ha organizzato il primo clamoroso sequestro di persona attuato dai brigatisti (quello violentissimo del giudice Mario Sossi, che rifiutò sempre di incontrarlo dopo la fine di quella terribile esperienza durata 35 giorni), è stato condannato per gli omicidi dei militanti missini padovani Giralucci e Mazzola del 1974, poi il generale Dalla Chiesa riuscì ad arrestarlo. Il giovane militante del Partito comunista che si trasformò in leader di una banda di assassini, in carcere continuò a fomentare la violenza brigatista rivendicando ogni azione omicidiaria compreso il sequestro Moro e la strage di via Fani, guidando l’area terroristica presente nelle galere italiane sotto il nome di Partito Guerriglia. E così Franceschini “il buono” organizzava rivolte, sosteneva ogni azione, giustificava ciascun  assassinio in nome dello slogan sempre uguale: “Lo Stato si abbatte e non si cambia”.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Questo fino al 1982 quando capisce che a rimanere abbattute dalla cieca violenza che ha causato tanti morti e feriti sono state le stesse Brigate Rosse. Allora Franceschini con lo Stato si mette d’accordo, nel 1987 esce dal carcere in semilibertà, nel 1992 è tutto condonato: il fondatore delle Brigate Rosse è libero. Ovviamente seguono libri, interviste, continue glorificazioni pubbliche. Più sbiadiscono i nomi delle vittime delle Brigate Rosse, più diventano luminosi quelli suoi o di Renato Curcio, citato pure nelle canzoni. Non c’è nessuno che puntò mai il dito contro “Franceschini il buono”, solo una volta i familiari delle vittime di via Fani esasperati dall’averlo visto intervistato in tv proprio sul luogo della strage in pose pensose, espressero la loro indignazione. Intervenne il Quirinale per tranquillizzarle un po’. </div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Il suo libro più noto ha un titolo da Dolce Stilnovo: Mara, Renato ed io. La triade commemorata da tutti i cultori dell’epopea brigatista: Alberto Franceschini, Renato Curcio e la compagna Mara Cagol, fondatori nel 1970 delle Br. Ma non fu una compagnia di giovani rivoluzionari poetici, fu una banda di criminali privi di qualsiasi spessore e umanamente mediocri che uccise e giustificò ogni uccisione da parte dei propri affiliati in nome di un’ideologia totalmente priva di senso che toglieva dignità alla persona umana. Tra le vittime dei brigatisti il numero più alto è tra gli agenti delle forze dell’ordine, spesso giovani e giovanissimi come Giulio Rivera (23 anni), Raffaele Iozzino (24 anni), Francesco Zizzi (29 anni) uccisi in via Fani. Il giorno in cui morirono quei ragazzi, travolti vigliaccamente dalla marea di piombo delle mitragliette rosse, Alberto Franceschini esultò in carcere e rivendicò l’azione “di geometrica potenza” cantando l’Internazionale. Oggi che veniamo a sapere che è morto lui, nessuno giustamente esulta, prego per lui e penso alle vittime di quella violenza insensata di cui nessuno ricorda il nome, compresi quei tre ragazzi. </div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Leggo da Repubblica di oggi un articolo del 1992. Quando fu completamente scarcerato Franceschini disse: “Sapevo che in Italia c’è giustizia”. Aveva scontato dall’arresto meno di 14 anni di pena vera dietro le sbarre, più 4 di semilibertà, per aver fondato e diretto la più sanguinaria organizzazione terroristica della storia del nostro Paese. In qualsiasi altro Paese non sarebbe mai stato scarcerato, ma la verità è che in Italia giustizia non c’è se non contro i poveracci privi di amici nei giornali. Morto dopo 33 anni di piena libertà, leggo sempre da Repubblica di oggi che avrebbe detto: “Non ho rimpianti, rimorsi sì”. Non aveva ancora capito che i rimorsi erano stati causati da non aver rimpianto le scelte compiute, dall’adesione alla causa comunista in poi. Quello doveva essere il suo maggiore rimpianto, aver dissipato l’intera vita dietro un’ideologia che ovunque si è coperta di violenza e di morte. A causa di Alberto Franceschini, anche in Italia.</div>
<div dir="auto"></div>
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</div>

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		<title>L’ULTIMA BATTAGLIA DI FRANCESCO PER LA VITA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[devreg@ilpopolodellafamiglia.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Apr 2025 19:38:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[#Francesco #papa #schlein #ipocrisia]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mario Adinolfi  Leggo che anche Elly Schlein sarà in San Pietro per i funerali di Francesco rimproverando ad altri “l’ipocrisia di non aver mai seguito i suoi insegnamenti di Papa a difesa degli ultimi”. Già. Per il Papa, lo avrà ripetuto mille volte, gli ultimi erano le vittime della “cultura dello scarto”: i bambini [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="postie-post">
<div dir="auto">
<div dir="auto">di Mario Adinolfi </div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Leggo che anche Elly Schlein sarà in San Pietro per i funerali di Francesco rimproverando ad altri “l’ipocrisia di non aver mai seguito i suoi insegnamenti di Papa a difesa degli ultimi”. Già. Per il Papa, lo avrà ripetuto mille volte, gli ultimi erano le vittime della “cultura dello scarto”: i bambini che vengono uccisi prima della nascita perché sono un ingombro e un disturbo, gli anziani non autosufficienti e i disabili che un pezzo di società vuole indirizzare verso il suicidio assistito e l’eutanasia, l’ultima sua battaglia è stata per gli embrioni. </div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Dal Corriere della sera di oggi si scopre (lo scoprono solo i lettori attenti di pagina 7, non c’è alcun riferimento nella titolazione) che come ultima battaglia per la vita Francesco aveva chiesto al suo medico e al Policlinico Gemelli di impegnarsi sugli embrioni in eccesso criocongelati per salvarli “dalla sperimentazione o dalla distruzione, sarebbe omicidio”. Ecco chi erano gli ultimi per Francesco: i senza voce, a cui il Papa ha donato la sua, anche se erano “solo” malati senza più speranze, vecchi sofferenti, bambini non ancora partoriti o persino embrioni. Quegli embrioni che secondo tanti dovrebbero essere semplicemente “usati”, mentre l’ultima battaglia di Francesco è stata per il rispetto della vita umana sempre, ovunque ve ne si riscontri anche solo una scintilla. Per inciso il medico in questione e dunque il Gemelli si sono impegnati a rispettare il desiderio del Papa morente, nessuno toccherà gli embrioni e si cercherà una formula per darli in adozione. </div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Tendo a credere che Elly Schlein non avrebbe unito la sua voce all’ultima battaglia di Francesco per la vita e per i veri ultimi. E allora venga pure in San Pietro se ritiene per i funerali del Papa, ma lasci perdere le accuse di ipocrisia perché conferma il detto secondo cui ogni insulto rivolto a terzi sia in realtà un’autobiografia.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
</div>

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		<title>PAPA FRANCESCO: IL PENSIERO DI MARIO ADINOLFI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[devreg@ilpopolodellafamiglia.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Apr 2025 22:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[#papafrancesco #ricordi #magistero #adinolfi #pensiero]]></category>
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					<description><![CDATA[di M. Adinolfi Sarete sommersi da commenti sulla figura di Francesco, Repubblica con Ezio Mauro lo definisce “il Papa riformatore”, per il Corriere della Sera è stato il “pastore rivoluzionario” come si legge nel titolo di Fabrizio Roncone con stessi toni anche nei pezzi di Aldo Cazzullo e Massimo Franco. Mi sono state chieste interviste [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="postie-post">
<div>
<p>      <b>di M. Adinolfi</b></p>
<p>      Sarete sommersi da commenti sulla figura di Francesco, Repubblica      con Ezio Mauro lo definisce “il Papa riformatore”, per il Corriere      della Sera è stato il “pastore rivoluzionario” come si legge nel      titolo di Fabrizio Roncone con stessi toni anche nei pezzi di Aldo      Cazzullo e Massimo Franco. Mi sono state chieste interviste e ne ho      concesse un paio di lunghe per offrire la mia idea del tutto      difforme da quelle che vanno per la maggiore su giornali e tv. Papa      Francesco per me è stato un Papa conservatore nel magistero, con uno      stile pastorale improntato alla Misericordia e all’incontro con      tutti. Sulle famose “questioni sensibili” (celibato ecclesiastico,      sacerdozio femminile, divieto di ordinazione per gli omosessuali,      aborto, eutanasia, ideologia gender, coppie lgbt) Francesco non ha      modificato in nulla magistero e dottrina della Chiesa, anzi su      alcuni temi ha inasprito persino i toni, penso in particolare      all’aborto. C’è stata una lieve innovazione con Amoris Laetitia      sulla materia della comunione ai divorziati risposati, che comunque      de facto resta demandata a valutazioni caso per caso. Tolto questo      il magistero è identico a quello ratzingeriano e wojtyliano,      Francesco ha salvaguardato la traditio cattolica. In termini      pastorali ha operato affinché chiunque potesse trovarsi a suo agio      in Chiesa, ognuno con le sue zoppie e anche questo carico di      umanità, in Francesco particolarmente pronunciato, non è comunque da      leggersi in contrapposizione con il passato, perché la Chiesa è      sempre stato questo. In sintesi è questo il mio pensiero e l’ho      consegnato a lunghe intervista i cui link vi lascio qui:</p>
<p>  <a class="moz-txt-link-freetext" href="https://www.byoblu.com/2025/04/21/papa-francesco-e-morto-la-chiesa-in-passaggio/">https://www.byoblu.com/2025/04/21/papa-francesco-e-morto-la-chiesa-in-passaggio/</a></p>
<p>      e qui:      </p>
<p><a class="moz-txt-link-freetext" href="https://youtu.be/eBbTcTD3Iv4">https://youtu.be/eBbTcTD3Iv4</a></p>
<p>      </p>
</p></div>

<a href='https://veneto.ilpopolodellafamiglia.it/2025/04/21/papa-francesco-il-pensiero-di-mario-adinolfi/papa-francesco/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://veneto.ilpopolodellafamiglia.it/wp-content/uploads/2025/04/Papa-Francesco-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
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		<title>BUONA PASQUA!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[devreg@ilpopolodellafamiglia.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Apr 2025 22:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[#buonapasqua #resurrezione #cristo #auguri]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Popolo della Famiglia vi augura Buona Pasqua! Il presidente nazionale Mario Adinolfi Il segretario nazionale Nicola di Matteo]]></description>
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		<title>IL SUCCESSO DEL VERTICE MELONI-TRUMP</title>
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		<dc:creator><![CDATA[devreg@ilpopolodellafamiglia.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Apr 2025 12:39:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[#meloni #washington #trump #gender #guerra #dazi]]></category>
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					<description><![CDATA[di M. Adinolfi A Repubblica hanno vissuto travasi di bile a profusione, sintetizzati nella (brillante) vignetta di Ellekappa in cui Trump abbraccia la Meloni e la definisce “il mio parassita preferito”. Travasi di bile perché il vertice bilaterale alla Casa Bianca è stato senza dubbio un successo. C’era una condizione di subalternità? È ovvio. Ma [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="postie-post">
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<p><b>di M. Adinolfi</b>      </p>
<p>A Repubblica hanno vissuto travasi di bile a profusione,        sintetizzati nella (brillante) vignetta di Ellekappa in cui Trump        abbraccia la Meloni e la definisce “il mio parassita preferito”.        Travasi di bile perché il vertice bilaterale alla Casa Bianca è        stato senza dubbio un successo. C’era una condizione di        subalternità? È ovvio. Ma Giorgia Meloni è stata accondiscendente        senza finire a baciargli il culo, ci ha messo un po’ di femminile        malizia in cui anche i passaggi di apparente adulazione (“lasciami        promuovere il mio Paese, sei un businessman e mi capirai”) erano        manovrati per ottenere attenzione su se stessa, non facile in        quello Studio Ovale dove Zelensky in analoga posa era finito in        due minuti al tappeto. La premier italiana incassa una centralità        di Roma per il negoziato con l’Europa su dazi e non solo, propone        la sua idea di Occidente rafforzato e liberato dalla follia della        cultura woke e della cancel culture (ottimo il passaggio su        Cristoforo Colombo), anche personalmente diventa figura di        garanzia spendibile nel dialogo con i nuovi Stati Uniti e credo        che ciò si noterà ancora di più oggi dopo l’incontro a Palazzo        Chigi con il vicepresidente Vance. I due quarantenni più rilevanti        del pianeta. Non è poco per la ragazza della Garbatella.</p>
</p></div>

<a href='https://veneto.ilpopolodellafamiglia.it/2025/04/18/il-successo-del-vertice-meloni-trump/trump-meloni/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://veneto.ilpopolodellafamiglia.it/wp-content/uploads/2025/04/Trump-Meloni-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
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		<title>TRE COSE CHE CHIEDEREI A TRUMP FOSSI MELONI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[devreg@ilpopolodellafamiglia.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 06:02:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[#meloni #washington #trump #gender #guerra #dazi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mario Adinolfi Giorgia Meloni incontrerà oggi Donald Trump alla Casa Bianca ed è il primo leader occidentale ad essere ricevuto a Washington dopo la tempesta scatenata il 2 aprile con l’annuncio dei nuovi dazi americani. Questo è un indubbio successo della nostra diplomazia e accresce lo status internazionale della Meloni stessa. Leggo su tutti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="postie-post">
<div>
<p><b>di Mario Adinolfi</b></p>
<p>      Giorgia Meloni incontrerà oggi Donald Trump alla Casa Bianca ed è il      primo leader occidentale ad essere ricevuto a Washington dopo la      tempesta scatenata il 2 aprile con l’annuncio dei nuovi dazi      americani. Questo è un indubbio successo della nostra diplomazia e      accresce lo status internazionale della Meloni stessa. Leggo su      tutti i giornali che il ruolo che la nostra premier dovrebbe      svolgere è quello di una sorta di ambasciatrice Ue per favorire un      vertice tra Trump e Ursula Von der Leyen. Mi auguro davvero che la      Meloni non sprechi la sua occasione così. C’è chi non vuole capire      che la relazione tra Usa e Ue come l’abbiamo vissuta negli ultimi      anni è finita, frantumata dal ciclone Trump. Di più: di fatto l’Ue      come entità unitaria, semmai fosse esistita, non esiste più. Nessuno      crede che la politica estera comune la possa dettare Kaja Kallas con      le sue deliranti interviste russofobiche, la Kallas è espressione di      un piccolo paese baltico che ha meno abitanti delle Marche. Porta      nelle sue interviste le paure ataviche di una estone, non le      esigenze continentali. Ecco, Giorgia Meloni alla Casa Bianca faccia      vedere di che pasta è fatta un’italiana “donna, madre e cristiana”.      E chieda a Trump tre semplici cose, che Trump può dare.<br />      La prima è un maggiore impegno per chiudere la guerra in Ucraina,      esercitando una pressione esplicita su Putin che arrivi ad una sorta      di ultimatum per ottenere un reale cessare il fuoco. Non sono tra      coloro che scioccamente rimproveravano a Trump di non aver fermato      la guerra “in un giorno” come aveva promesso in campagna elettorale.      Ovviamente le questioni sono complesse. Ma fossi Giorgia Meloni      uscirei in conferenza stampa alla Casa Bianca dicendo di aver messo      a disposizione l’Italia e la stessa città di Roma come luogo dove      aprire un tavolo di mediazione permanente, potendo contare su un      impegno concreto per la pace manifestato sempre dal Vaticano e da      Papa Francesco personalmente. <br />      La seconda cosa da chiedere a Trump è un trattamento di favore, un      intervento speciale a favore dell’agroalimentare italiano. Gli      americani adorano il nostro cibo e non meritano di pagarlo il 20% in      più, anche perché in loco già costa caro. L’azzeramento dei dazi su      pomodoro, olio, pasta, vino e parmigiano potrebbe essere persino      negli interessi di Trump stesso e inoltre l’impatto sui conti      sarebbe modesto: l’intero comparto agroalimentare italiano ha un      export che vale 8 miliardi di dollari, i dazi al 20%      rappresenterebbero un gettito di 1.6 miliardi a cui Trump può      agevolmente rinunciare. La Meloni incasserebbe una vittoria      operativa di straordinaria perché simbolica importanza, da      sbandierare al ritorno a Roma. <br />      La terza cosa che chiederei a Trump se fossi Meloni è il coraggio      per compiere gli interventi concreti contro l’ideologia gender che      hanno caratterizzato questa amministrazione e purtroppo non hanno      caratterizzato tre anni di governo italiano. Se la conferenza stampa      finale si dovesse tenere nello studio ovale, direi platealmente alle      telecamere che noi il 5% del Pil sugli armamenti non potremo mai      permettercelo e manco il 2%, quindi a quegli ordini non obbediremo      compensando però con l’acquisto di gas liquido americano e favorendo      anche l’acquisto di armi americane dai partners europei. Sulle armi      non ci allineeremo dunque alle richieste Usa, lo faremo invece nello      smantellamento dell’ideologia gender omaggiando Trump per aver      tracciato una strada che seguiremo. Il ministro dello Sport che      nessuno conosce ma si chiama Abodi impedirà per decreto che nelle      nazionali femminili possano esserci atleti nati maschi; il ministro      della Salute che si chiama Schillaci fermerà ogni intervento sui      minori con i bloccanti della pubertà che preparano alla transizione      sessuale; il ministro dell’Istruzione che si chiama Valditara      cancellerà le carriere alias nelle scuole; il ministro Crosetto      vieterà l’arruolamento di militari trans perché soggetti a pesanti e      continue assunzioni di farmaci, incompatibili con la stabilità      emotiva richiesta al soldato. Fossi la Meloni, nello studio ovale      renderei omaggio a Trump per il coraggio dimostrato su questo      terreno e gli chiederei la forza per imitarlo. Trump è un vanitoso,      apprezzerà l’elogio e questo lo renderà incline ad accettare i      nostri no sul comparto difesa, tanto la capacità militare è e      resterà sempre poca cosa. <br />      Dopo aver visto Trump la Meloni si incontrerà a Washington anche con      il segretario al Commercio, Howard Lutnick. A lui porrei la      questione dell’inutile escalation della guerra commerciale alla      Cina, proponendo l’Italia come nazione disponibile a favorire un      dialogo proficuo al posto di uno scontro permanente al calor bianco.      Infine quando venerdì la premier sarà rientrata in Italia vedrà a      Palazzo Chigi il vicepresidente Jd Vance e all’appuntamento farei      venire anche il ministro alla Natalità, Eugenia Roccella, che ha      battuto per tre anni consecutivi il record negativo di nascite.      Vance potrà spiegare a entrambe come se si limita l’aborto fino      quasi a cancellarlo, come hanno fatto 21 Stati americani, si      ottengono maggiori nascite (per la precisione sessantamila in un      anno in quei 21 Stati). Vance resterà in Italia per tutte le vacanze      di Pasqua e suggerisco di ascoltarlo bene, anche sul tema della      libertà d’espressione da tutelare in Europa, assai compressa in      particolare per i cattolici antiabortisti e impegnati nella lotta      all’espansione dell’ideologia woke e gender.       </p>
<p>Da questa amministrazione americana c’è molto da prendere e a        schiena dritta su ciò che non ci conviene possiamo anche dire i        nostri no, non siamo vassalli ridotti all’obbedienza e non si va a        Washington a baciare le chiappe a nessuno. Allo stesso tempo credo        sia utile riconoscere l’importanza del ciclone Trump, dargliene        serenamente atto per costruire un rapporto di reciproca fiducia        che poi potrà servire anche a questa malandata Europa di cui non        conviene farsi ambasciatori. La Meloni rappresenti gli interessi        dell’Italia e chieda ciò di cui ha bisogno l’Italia. Quelli di        oggi alla Casa Bianca saranno solo i primi minuti di una        lunghissima e fondamentale partita. Vediamo di iniziare bene.</p>
<p>      </p>
<p>    </div>

<a href='https://veneto.ilpopolodellafamiglia.it/2025/04/17/tre-cose-che-chiederei-a-trump-fossi-meloni/whitehouse/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://veneto.ilpopolodellafamiglia.it/wp-content/uploads/2025/04/WhiteHouse-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
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		<title>LA VIOLENZA DEL SEXWORKING</title>
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		<dc:creator><![CDATA[devreg@ilpopolodellafamiglia.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Apr 2025 22:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[#roccosiffredi #abusi #violenza #pornografia #sexworking #prostituzione]]></category>
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					<description><![CDATA[di M. Adinolfi Dopo dieci anni di guerra all’ideologia gender siamo arrivati a una sentenza in cui si stabilisce che per essere una donna bisogna essere nati donne. Vediamo ora se un’altra battaglia decennale quanto ovvia riusciamo a portarla a compimento: quella contro lo sfruttamento della donna nella pornografia. Spiego davvero da tanto tempo che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="postie-post">
di M. Adinolfi Dopo dieci anni di guerra all’ideologia gender siamo arrivati a una sentenza in cui si stabilisce che per essere una donna bisogna essere nati donne. Vediamo ora se un’altra battaglia decennale quanto ovvia riusciamo a portarla a compimento: quella contro lo sfruttamento della donna nella pornografia. Spiego davvero da tanto tempo che il cosiddetto “sex working” (pornografia, prostituzione virtuale tramite siti come Onlyfans, prostituzione fisica) è luogo di sopraffazione dell’uomo sulla donna, oggettivamente violento e se il tema della violenza di genere va tanto di moda è incomprensibile come si possa essere contro il “patriarcato” e poi ritenere queste pratiche degradanti come non solo accettabili ma anzi da coprire con apposito codice Ateco. Persino le Iene si sono accorte della violenza intrinseca a quel mondo, di cui le donne sono vittime. Quando Malena l’ha denunciata l’hanno denigrata, dicendo che sputava nel piatto in cui aveva mangiato. Adesso arrivano queste immagini agghiaccianti che riguardano Rocco Siffredi, non so come si possa guardarle e restare indifferenti. Chi vende la propria più profonda intimità non è mai una persona libera, non c’è nessun “sex working”, prenderlo al culo non è un lavoro, è un’umiliazione cui ci si sottopone per bisogno e mai volentieri, è la forma più diffusa di sopraffazione violenta dell’uomo sulla donna. Chi lotta contro la violenza di genere dovrebbe avere questa come prima battaglia. Negli anni mi sono beccato gli insulti di Luxuria, di Siffredi e pure di Malena. Il tempo sta decidendo chi tra noi avesse ragione. Ora è tempo di battersi per fermare la violenza contro le donne insita in ogni forma di sex working a partire dalla pornografia. E chiudete subito per favore la cosiddetta Academy di Siffredi, guardate le immagini e ditemi se è accettabile che questo signore peraltro psicologicamente molto instabile circoli ancora liberamente.<br />
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<a href='https://veneto.ilpopolodellafamiglia.it/2025/04/17/la-violenza-del-sexworking-2/sexworking-1/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://veneto.ilpopolodellafamiglia.it/wp-content/uploads/2025/04/Sexworking-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" srcset="https://veneto.ilpopolodellafamiglia.it/wp-content/uploads/2025/04/Sexworking-1-150x150.jpg 150w, https://veneto.ilpopolodellafamiglia.it/wp-content/uploads/2025/04/Sexworking-1-300x300.jpg 300w, https://veneto.ilpopolodellafamiglia.it/wp-content/uploads/2025/04/Sexworking-1-1024x1024.jpg 1024w, https://veneto.ilpopolodellafamiglia.it/wp-content/uploads/2025/04/Sexworking-1-768x768.jpg 768w, https://veneto.ilpopolodellafamiglia.it/wp-content/uploads/2025/04/Sexworking-1.jpg 1120w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>
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		<title>WHAT IS A WOMAN?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[devreg@ilpopolodellafamiglia.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Apr 2025 11:08:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[#generi #maschio #femmina #lgbt]]></category>
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					<description><![CDATA[di M. Adinolfi What is a woman? La domanda di Matt Walsh ha finalmente una risposta giuridicamente non ambigua: è donna chi nasce biologicamente donna. I trans, no. Luxuria, per capirci, no. Lo ha stabilito la Corte Suprema del Regno Unito che ha appena stabilito per sentenza inappellabile che i transgender non hanno diritto a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="postie-post">di M. Adinolfi<br />
What is a woman? La domanda di Matt Walsh ha finalmente una risposta giuridicamente non ambigua: è donna chi nasce biologicamente donna. I trans, no. Luxuria, per capirci, no. Lo ha stabilito la Corte Suprema del Regno Unito che ha appena stabilito per sentenza inappellabile che i transgender non hanno diritto a essere riconosciuti come donne dalla legge e a condividere tutele previste per chi sia nato biologicamente di sesso femminile. Questa è una vittoria clamorosa della scrittrice Jk Rowling e delle donne di Scozia che per anni sono state violentemente insultate dall’associazionismo lgbt per le loro battaglia sull’identità femminile coincidente con il sesso biologico alla nascita. La cultura woke e l’ideologia gender continuano ad affondare, la moda è finita, la nuda verità non poteva che venire a galla. What is a woman? A human being born as a woman. Alla domanda di Matt Walsh, l’ho sempre scritto, si poteva rispondere con sette semplici parole. Che ora sono scolpite in una sentenza inappellabile della Corte Suprema del Regno Unito. Quand’è che anche in Italia si adotterà tale chiarezza?</p>

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		<title>ESISTONO SOLO 2 GENERI, DOV’È LO SCANDALO?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[devreg@ilpopolodellafamiglia.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2025 22:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[#generi #maschio #femmina #lgbt #queer #Ungheria]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mario Adinolfi Su tutte le prime pagine dei quotidiani di oggi si grida allarmati per la “svolta” anti-Lgbt dell’Ungheria. Particolarmente accorato l’articolo di Tonia Mastrobuoni su Repubblica che ci informa: “Il Parlamento ungherese approva un emendamento alla Costituzione che restringe le libertà civili e i diritti umani. La norma riconosce soltanto due generi: l’uomo [&#8230;]]]></description>
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<p>        </p>
<p><b>di Mario Adinolfi </b>        </p>
<p>Su tutte le prime pagine dei quotidiani di oggi si grida          allarmati per la “svolta” anti-Lgbt dell’Ungheria.          Particolarmente accorato l’articolo di Tonia Mastrobuoni su          Repubblica che ci informa: “Il Parlamento ungherese approva un          emendamento alla Costituzione che restringe le libertà civili e          i diritti umani. La norma riconosce soltanto due generi: l’uomo          e la donna”. Cara Tonia, ne esistono forse altri? Per inciso la          norma ungherese è identica a quella italiana e di altri 190          ordinamenti nazionali nel mondo. Solo in 16 viene riconosciuto          il “terzo genere” neutro o non binario. Che però non esiste in          natura, è un artificio giuridico che inseguiva una moda, un          tempo ormai concluso, quello inginocchiato ai dogmi Lgbt.<br />          In Italia, come nel resto del mondo, esistono senza dubbio delle          persone transessuali, maschi che diventano femmine e viceversa.          Una volta ottenuta una sentenza che riconosce la modifica di          genere avranno documenti armonizzati con il sesso d’elezione, ma          alla fine dei giochi sempre una M o una F sul passaporto ci si          ritrova. Perché i generi sono solo due. <br />          Al tempo dei diktat lgbt questa affermazione veniva contestata,          Mark Zuckerberg qui su Facebook ci costringeva a scegliere tra          78 generi e ogni azienda pareva obbligata a seguire le direttive          del dipartimento “diversità e inclusione” così i moduli di          registrazione ad un qualsiasi servizio aprivano un menu di          opzioni ulteriori rispetto a maschio o femmina. Questa sbornia          collettiva imposta dall’ideologia gender sta finalmente svanendo          ovunque. Non si nega e nessuno nessun diritto, ma si nega          l’avvelenamento dei pozzi della verità: siamo tutti o maschi o          femmine. <br />          L’ideologia gender pretendeva di normare come elemento          identitario qualcosa che non può che essere mutevole, cioè il          proprio tipo di attività sessuale. Pensate alla ridicolaggine          degli acronimi che vanno aggiunti al più noto Lgbt (lesbica,          gay, bisessuale, transessuale) che già di per sé sono una folle          e un po’ fascista attività etichettatrice dei propri gusti          sessuali. Ora pare che per essere politicamente corretti si          debba scrivere Lgbtiqa+ con la i che sta per “intersessuale”, q          come “queer”, a come “asessuale” e il segno + sta a significare          che esistono infiniti altri orientamenti sessuali. Che sono, per          l’appunto, orientamenti sessuali mutevoli (da vecchi diventiamo          tutti asessuali, alcuni pure prima) di cui lo Stato non deve          impicciarsi trasformandoli in dati identitari da comunicare nei          moduli per il passaporto. Allo Stato deve bastare e avanzare          sapere se siamo maschi o femmine, perché i generi sono due e non          di più, corrispondono al momento in cui nasciamo in cui si grida          “è maschio” o “è femmina” e null’altro perché la natura questo          determina. <br />          Scandalizzarsi perché in Ungheria è stata scritta una norma che          è identica all’ordinamento italiano, che come altri 190          ordinamenti giuridici nazionali riconoscono solo due generi, è          folle. I giornali provano a manipolarvi e a dire, come fa Tonia          Mastrobuoni su Repubblica, che in questo modo si limitano le          libertà civili. Non fatevi fregare, in questo modo si limita          solo uno Stato impiccione che non deve pretendere informazioni          sulle nostre predilezioni sessuali o asessuali, gli basti          certificare se siamo maschi o femmine. <br />          Lo scandalo nasce ovviamente perché il leader ungherese Orbán è          nella “lista dei cattivi” con Trump e Putin perché non permette          la propaganda lgbt per tutelare i minori. Nel simbolo del Popolo          della Famiglia dieci anni fa scrivemmo “no gender nelle scuole”          e ci fu chi disse che per via di quella scritta doveva esserci          impedito di presentarci alle elezioni. Invece avevamo          semplicemente visto lungo. La propaganda lgbt mira dritto sui          minori (vedasi il mio scontro con Luxuria in tv una settimana fa          a Raidue sul tema delle iniezioni di triptorelina ai dodicenni)          perché vuole costruire generazioni indottrinate secondo i dogmi          arcobaleno. Chi vince le elezioni su una piattaforma di          opposizione a quel ciarpame ideologico, ha poi tutto il diritto          di operare secondo ciò che ha proposto. Noi del PdF le elezioni          non le abbiamo (ancora) vinte, ma Trump e Orbán e pure Putin sì:          hanno il diritto di applicare i programmi per cui sono stati          democraticamente eletti. Dov’è lo scandalo? Il Gay Pride a          Budapest non sfilerà, non mi sembra una gran perdita. Chi oggi          si straccia le vesti sono coloro che con il ddl Zan volevano          mandarmi in galera con sei anni di carcere per le idee che qui          ho espresso, affermando che possono essere lette come          “istigazione all’odio omofobico e transfobico”. E invece sono          tutt’altro: semplice ristabilimento della verità, dopo anni di          sbornia ideologica gender da cui forse finalmente ci stiamo          riprendendo.        </p>
<p>        </p>
</p></div>
</p></div>

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